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Articolo di Pinella Leocata - La Sicilia 9/10/2011 |
Sogno Arcano
Abbiamo dato voce a un popolo di sognatori
Abbiamo dato voce a un popolo di sognatori
Il sogno è una straordinaria esperienza psichica che si ripete ogni notte nelle profondità del sonno, un'esperienza di narrazione surreale, a volte anche creativa, che riguarda i temi archetipici che più ci attanagliano nella quotidianità. Raramente ricordati, stupiscono perché ci allontanano dalla visione diu na e stereotipata che abbiamo della nostra vita. Per due anni, dal 2006 al 2008, con una rubrica apparsa su "Vivere", il magazine de "La Sicilia" abbiamo creato uno spazio pubblico di riflessione sul potere occulto, e per tale motivo sottovalutato, della psiche inconscia sul nostro agire quotidiano.
Una riflessione immaginativa che, attraverso un proficuo e arricchente scambio con chi ci ha scritto, ha rinvigorito la nostra ricerca.
Dai lettori, abbiamo ricevuto centinaia di sogni (e di domande), ne abbiamo "estratto" una settantina. Chi sono stati i nostri sognatori? Quaranta donne e trenta uomini, fra cui due adolescenti che ci hanno raccontato la loro paura di crescere. Le donne ci hanno affidato le loro avventure quotidiane, farcite di "grandi temi" come l'amore o la morte, gli uomini le loro storie avventurose che mascherano sentimenti e slanci inespressi.
È la generazione che va dai 35 ai 50 anni ad essere più rappresentata nel nostro "campione": l'età in cui, raggiunti gli obiettivi principali nella vita, ci si ripiega su se stessi, cercando risposta a nuovi e antichi perché. Nei "nostri" sogni hanno trovato spazio temiimportanti come l'ambivalente e fortissimo rapporto con la madre, ma anche il viaggio come avventura esistenziale, la casa come luogo fisico e spazio interiore di ansie e conflitti. E ancora il corpo - irriconoscibile o familiare, stravolto o mutato -, il mare "grande madre", l'eros in tutte le sue forme. Una gran varietà e una grande ricchezza di temi che ci hanno anche spinto a elaborare successivamente un questionario al quale hanno dato risposta oltre 600 persone, che ci ha permesso di comprendere qualcosa in più sull'affascinante mistero del sogno.
Ecco perché, in questo blog, vi riproponiamo il nostro «viaggio» onirico.
Riccardo Mondo psicologo analista
Rossella Jannello giornalista e counselor
venerdì 20 gennaio 2012
sabato 26 novembre 2011
IL MONDO ONIRICO TRA ARCHETIPI E TAROCCHI
[G. Iannello]
martedì 9 novembre 2010
Seconda puntata.
Ho 44 anni, sono sposata, ho due figli e un lavoro molto gratificante.
Sembra tutto a posto anche se da anni soffro di insonnia. Vorrei sottoporle un sogno ricorrente da circa un anno. Mi ritrovo a passeggiare in una strada sconosciuta piena di gente. Sono coperta solo da una leggera camicia da notte e sotto sono nuda.
Avverto un profondo disagio e mi vergogno tanto perché mi sento osservata e giudicata da tutti i passanti.
In genere indica un grande tema psichico irrisolto della nostra vita. Se osserviamo con attenzione i sogni ricorrenti vi è sempre una qualche piccola variante nella nuova puntata che indica i tentativi della psiche di trasformarlo. Spesso se la problematica connessa viene elaborata o perde importanza nella vita diurna esso scompare progressivamente.
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Nudo - Modigliani |
Tramite gli abiti adatti quindi costruiamo la Persona (etimologicamente maschera teatrale), secondo Jung il modo sociale di comunicare con gli altri tramite ruoli e cariche rivestite nella vita pubblica.
I disturbi della Persona indicano un disagio nell’adattamento sociale che possono essere sia nell’assumere ruoli o per contro difficoltà a uscire da uno specifico ruolo. Ad esempio immaginate qualcuno che rimanga in giacca e cravatta d’estate in uno stabilimento balneare.
Nel sogno, Francesca è sola tra sconosciuti e indossa una leggera camicia da notte e nient’altro addosso. Qui bisognerebbe interrogarla a fondo sulla sua vita sociale, e su eventuali sensazioni di inadeguatezza. Il suo abito è inadatto al contesto in quanto abito da indossare in una situazione intima, per la notte appunto.
Con la camicia da notte non si va in giro ma si dorme, cosa che nella realtà Francesca ha difficoltà a fare. Il disagio è crescente, ci si sente osservati e coscienti che l’abito è troppo leggero a proteggere le parti psichiche più intime (la nudità) che rischiano di essere troppo esposte. Qui i sentimenti di disagio e di vergogna al giudizio altrui risultano essenziali; contengono le potenzialità trasformative per un atteggiamento sociale più armonico, che è equilibrismo continuo tra l’espressione dei propri bisogni e il rispetto di regole sociali.
E’ difficile essere giudicati, sostenere continui “esami” da parte di chi ci circonda.
Sentire di essere fuori posto, di essere inadeguati. Anche se il giudizio può essere la nostra forza. Come ci ricorda la XX carta dei Tarocchi, “Il giudizio” appunto. L’angelo dalle grandi ali dorate che suona la tromba avvolto in una nube azzurrina ne annuncia l’arrivo: è il momento della verità in cui ciò che è materiale viene separato da ciò che è spirituale. Ed è attraverso la sintesi dei contrari, del fisso e del mutevole, dello yin e dello yang, rispettivamente simboleggiati nella carta dall’uomo e dalla donna che escono dalla tomba, che nasce il nuovo essere: è il bambino in mezzo a loro, cui il padre e la madre guardano assorti in preghiera.
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Il Giudizio |
Una immagine apocalittica per descrivere una nascita importante: quella di chi ha intrapreso un cammino di trasformazione al termine del quale, pur senza dimenticare il suo essere nel mondo, con le sue regole e i suoi limiti, può vivere in una nuova dimensione, più vera e più “nuda”, come nudi sono i personaggi di questo arcano.
Seguendo le proprie aspirazioni e i propri convincimenti senza temere i cambiamenti e senza temere i giudizi altrui.
Per questo, nella carta, l’angelo ci guarda in faccia: per ricordarci di fare pace
Allora, e solo allora, il giudizio degli altri non ci farà più paura.
sabato 2 ottobre 2010
Prima puntata.
Ho 47 anni, sono sposata, ho tre figli e in questo periodo mi sento abbastanza serena.
Eppure qualche settimana fa un sogno è riuscito a turbarmi.
Sono a casa, e in un angolo ci sono le “cose dei morti”, come si usava a casa dei miei: tra i giocattoli, ricordo, c’era una tenda da indiano. Ma non è ancora il periodo dei Morti.
Eppure mio figlio di 16 anni prende i giocattoli e li porta in piazza. Io mi arrabbio con lui, penso che non sia giusto che siano stati portati fuori prima del tempo perché possono essere rubati. Perciò dalla finestra li controllo, ma poi non li vedo più. Esco a cercarli...
Che vuol dire?
Questo aneddoto ha una duplice funzione: ci richiama a un’infinita prudenza nell’interpretazione e ricorda che l’importante è attivare una riflessione immaginativa sul tema che “il regista onirico” ci consegna volta per volta.

Le culture evolute onorano i loro defunti rivitalizzandone la memoria. È della nostra tradizione “festeggiare i morti” nel giorno a loro dedicato, che cade proprio in questo periodo; la commemorazione comprende anche dolci rituali - da noi chiamati “ossa dei morti” - e giocattoli donati ai bambini proprio come provenienti dai cari che non ci sono più.
Incontrare defunti, ricevere regali o misteriosi messaggi è un tema frequente nei sogni.
L’elaborazione della morte, il collegamento tra diverse generazioni, il tentativo di superare il limite imposto dalla realtà ordinaria è un tema costante che ritroviamo nell’attività onirica come anche nelle fiabe, nei miti e nei riti religiosi.
Il sogno conduce Francesca alla sua infanzia, a quell’angolo dei giocattoli che era comune a tutte le case, che i bambini fantasticavano venissero da un altro mondo. Che genialità culturale: connettere morte e gioco, esorcizzare paure e angosce creando un ponte con l’invisibile!
Oggi che dalla morte come dal passato si fugge a gambe levate. Tra i giocattoli di Francesca, chissà il perché di quella tenda indiana... forse una casa primitiva? Tutto ciò richiede intimità, cura, raccoglimento.
Ma l’adolescente porta troppo presto tutto in piazza, e l’eccesso di esposizione fa smarrire il giusto valore delle cose. Forse Francesca ha perso quella ritualità ludica che caratterizzava la sua infanzia, che il suo inconscio ha oggi bisogno di rivisitare.
Sta tutto lì il conflitto nel sogno: tra l’adolescente che espone troppo e senza il giusto tempo ma porta anche cambiamento e un adulto che si indigna passivamente, senza agire.
Non protegge ciò che ama, sta alla finestra a guardare e perde la sua memoria.
Nel sogno la perdita delle “cose dei morti” implica dunque un cambiamento, un’evoluzione necessaria per fare in modo che Francesca “esca per cercare”.
Nulla di cui turbarsi, dunque, non bisogna avere paura dei cambiamenti. La vita cambia e ci cambia di continuo. Basta saperlo accettare.
Eppure, la morte rappresenta una fine ma anche un inizio. Un passaggio di status, solo un cambiamento. Come ci ricorda la tredicesima carta dei tarocchi, l’Arcano che rappresenta appunto la Morte. Una carta a torto temuta ed evitata, come il numero 13 che la caratterizza. Ma la morte, e lo scheletro che in questa figura la rappresenta, altro non è, a ben considerare, che la rappresentazione di una rinascita. E per rinascere a una nuova condizione occorre prima “morire”. Una conquista non facile, ma indispensabile per rinascere “nudi”, senza il bagaglio di cose inutili accumulate “nell’altra vita”.
Abbandonando il modo abituale di vivere e pensare, i sistemi di valori che ci tengono prigionieri, le nevrosi che caratterizzando la nostra vita ci hanno reso schiavi di noi stessi e delle nostre abitudini, a favore di una nuova vita più “genuina”. “Morte”, dunque, come tappa dolorosa, ma necessaria e feconda, per intraprendere un cammino di conoscenza. Un lavoro di pulizia, una rivoluzione necessaria per il rinnovamento e l’ascesi che condurranno gradualmente a una nuova libertà e alla realizzazione di sé. Ecco perché, nella cruda rappresentazione degli arcani, nel campo dove la Morte miete con la sua falce, spuntano già i “germogli” di una nuova umanità. Il lavoro è duro, non è semplice dire addio, ma la posta in gioco è importante: una vita più piena e più aderente a sé.
lunedì 6 settembre 2010
Dimmi cosa sogni e ti dirò chi sei
Come creata da un regista cinematografico ecco giungerci la nostra personalissima produzione onirica dalle profondità della psiche. Scene “in presa diretta” con sequenze di immagini e testi originali, eventi shock con violenze inenarrabili, amori romantici o trasgressivi. Sollevata la polvere dell’oblio facciamo gli incontri più disparati; antichi compagni di scuola, personaggi celebri, i nostri defunti, personaggi assolutamente sconosciuti, e animali, piante, fiori e tutti i possibili ibridi tra queste figure… Nessun limite di spesa, per la creazione dei nostri sogni, qualsiasi cast può essere ingaggiato. Tutto può accadere, l’impossibile diviene naturale e scardina le nostre consuete chiavi di lettura del reale. Sognano i bambini e ancor più i neonati e persino gli embrioni nell’utero e pare che sognino gli stessi animali.
Il sogno è un evento che ci accomuna tutti.
Ma che farne? Normalmente siamo soliti liquidarlo con una alzata di spalle che accompagna la classica espressione “in fondo è solo un sogno...” Infatti la maggior parte dei sogni, in particolare quelli quotidiani, viene considerata priva di significato. Ma le più disparate tradizioni culturali lo considerano fonte inesauribile di conoscenza, ad esempio nel Talmud sta scritto che un sogno non interpretato è come una lettera mai aperta.
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Sogno causato dal volo di un ape Salvador Dalì |
La narrazione spontanea dà un senso di sollievo all’individuo che ha sognato qualcosa di incomprensibile; come se si andasse inconsciamente alla ricerca di un interprete che ci fornisca gli elementi per soddisfare le curiosità o lenire l’angoscia dell’incomprensibile messaggio notturno.
La narrazione del sogno diventa la prima parte del lavoro terapeutico sui sogni che propone la psicologia psicodinamica, poi è necessaria una raccolta di informazioni sui collegamenti del sogno con la vita personale del sognatore, e una riflessione conseguente che comprenda alcuni dei significati psicologici possibili. È possibile affermare che il lavoro sui sogni rappresenti una possibilità di sperimentare l’elaborazione di conflitti irrisolti, di prospettare soluzioni alternative talvolta anche originali al quotidiano esistere o anche semplicemente di vedere sotto una luce diversa persone o fatti della propria vita.
Tutte le informazioni contenute in un sogno sono essenziali alla comprensione del sogno e bisogna star lì, immersi nella profondità delle immagini che appaiono per dare significato all’esperienza del sogno.
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James Hillman |
Per questo non dobbiamo smettere di ascoltare i nostri sogni e se possibile dobbiamo “dialogare” con essi. Per scoprire nuove possibilità dell’esistere. Dialogare con i sogni: proprio quello che abbiamo cercato di fare con la nostra rubrica.
La via degli Arcani
Perché parlare di tarocchi in queste pagine dedicate ai sogni? Perché queste carte possono aiutarci a fare luce in quella ineffabile materia. Sì: le ventidue carte dalle antichissime e misteriose origini che siamo abituati a vedere nelle mani di cartomanti e maghi non servono solo a “sapere”. I ventidue arcani (dal latino arcanum, segreto) servono soprattutto a “vedere”, vedere dentro di noi.
Una “scoperta” che fece già il filosofo e medico psichiatra Carl Gustav Jung che definì i tarocchi “uno strumento di luce” anche a scopo psicoteraputico. I 22 arcani maggiori tradurrebbero in immagini, secondo Jung, gli archetipi, cioè i modelli di
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L'eremita |
Un modo per aiutarsi a riflettere, comprendere, capire.
Questa sorta di “libro che parla facendoci pensare” ci ha aiutato anche a riflettere sui sogni. Ed è stato proprio l’arcano n° 8, l’Eremita, a guidarci nel nostro viaggio. E’ un uomo solo, il cui cammino è rischiarato soltanto dalla luce di una lanterna. Senza passato e senza futuro. Un uomo in bilico, un uomo in crisi, forse, ma sicuramente in movimento. Un uomo che vuole cambiare, attratto dalle diversità, alla ricerca della “sua” strada. Anche attraverso un sogno.
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Scoop - Woody Allen |
I tarocchi? Non sempre parlano “magico”. Le 22 enigmatiche carte compaiono anche in altri luoghi.
Castelli di arcani costituivano per esempio la scenografia dell’ultimo memorabile tour di Fabrizio di Andrè.
E anche il cinema se n’è servito di tanto in tanto. Come nel film di Woody Allen, “Scoop”, dove la vicenda giallo-comico-sentimentale ruota attorno al misterioso “killer dei tarocchi”. Alle "carte" sono dedicati anche numerosi libri, tra cui il romanzo di Kate Mosse "L'Ottavo Arcano".
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Sigmund Freud |
Nel 1899 Freud pubblicò “L’interpretazione dei sogni”, libro che